La crisi immobiliare “scotta” anche il principe Carlo e mette in crisi la sua fondazione benefica
settembre 9th, 2010 § Lascia un commento
L’erede al trono d’Inghilterra, una speculazione immobiliare andata male, enti di beneficenza privati delle risorse necessarie: ci sono tutti gli elementi per una storia da sbattere in prima pagina. Il Principe Carlo, secondo quanto rivela oggi The Times, ha scommesso il futuro della sua organizzazione di beneficenza su un affare che sembrava ideale ma è crollato con la crisi del mercato immobiliare.
Nel 2007, poco prima dello scoppio della crisi finanziaria, il principe di Galles aveva ottenuto un prestito di 20 milioni di sterline per acquistare Dumfries House, un palazzo storico nell’Ayrshire, e i terreni circostanti per 43 milioni di sterline. Nelle intenzioni di Carlo il palazzo avrebbe dovuto essere il centro di un nuovo grande progetto di rigenerazione con la costruzione di Knockroon, un “villaggio modello” da 770 eco-abitazioni, simile a quello costruito anni fa di Poundbury. Con la crisi del settore immobiliare peró il valore dei terreni è crollato da 15 milioni di sterline a circa 8 milioni.
Il valore dell’investimento del principe è ora inferiore non solo al prezzo di acquisto ma anche al prestito chiesto. La fondazione benefica di Carlo, che avrebbe il ruolo di distribuire fondi a venti diversi enti di beneficenza, si trova invece oberata di debiti. I proventi di varie organizzazioni benefiche sono anzi stati utilizzati per ridurre il debito di circa 5 milioni di sterline a 4 milioni.
«Non c’è dubbio che il principe di Galles ha assunto un rischio prendendo in prestito 20 milioni di sterline per finanziare l’acquisizione di Dumfries House, – ha dichiarato un portavoce di Clarence House, residenza ufficiale di Carlo. – Sua Altezza voleva a tutti i costi che questo palazzo importante e bellissimo fosse preservato per le generazioni future». Il principe era intervenuto in extremis per evitare che il marchese di Bute, proprietario di Dumfries House, vendesse all’asta il palazzo e che la collezione di mobili e opere d’arte che contiene venissero sparpagliati in giro per il mondo.
L’affare è «almeno in parte andato male», ha spiegato Sir Michael Peat, il segretario privato del principe Carlo, in un comunicato. «Siamo stati un poco sfortunati. Non abbiamo previsto il crollo nei prezzi dei terreni edificabili. Non siamo stati gli unici a essere colti alla sprovvista dal crollo del mercato». L’ufficio del principe ha comunque sottolineato che Carlo non ha intenzione di (s)vendere, é convinto che il valore dei terreni tornerà a salire e che l’affare finirà per rivelarsi un investimento. «Sua Altezza Reale ha investito sul lungo termine per il bene del paese e, spera, per il bene dell’economia e della comunitá locali».
Autore: Nicol Degli Innocenti
Fonte: IlSole24Ore.it
Quel che Fini non sa di Montecarlo
settembre 9th, 2010 § Lascia un commento
“Tulliani ha saputo solo dell’abitazione e il prezzo era congruo”. Noi abbiamo fatto un viaggio nel paradiso immobiliare e… La verità di Gianfranco a confronto con le regole del mercato nel Principato
«Nel 2008 il Sig. Giancarlo Tulliani mi disse che, in base alle sue relazioni e conoscenze del settore immobiliare a Montecarlo, una società era interessata ad acquistare l’appartamento, notoriamente abbandonato da anni». Così scrive Gianfranco Fini l’8 agosto al quarto degli otto punti della nota diffusa per spiegare la vicenda della casa di Montecarlo. Un mese di silenzio, a parte le accuse di lapidazione alla povera Ely lanciate dal pulpito di Mirabello, e poi il 7 settembre riapre bocca sull’argomento in casa di Mentana al tg de La7: «quelli che dicono che mi hanno visto a Montecarlo lo provino», «ho la coscienza a posto». «Al senatore Pontone (tesoriere di An che sarà sentito dai pm, ndr) dissi io vendi perché l’offerta era congrua. Sono state vendute tante proprietà immobiliari». «Crede che a Montecarlo sia difficile sapere di una casa in vendita? Non è certo una metropoli». «Giancarlo Tulliani non ha saputo da me».
«Mi disse che c’era chi era interessato a comprarla, tutto qua». Tutto qua? Più parla, più si contorce il presidente della Camera. Prima ci dice che praticamente il cognato aveva fatto da mediatore per la vendita dell’appartamento, poi che non è stato lui a dire a Giancarlo della casa della contessa. E già viene il mal di testa a ragionare sulla «inspiegabile coincidenza», come l’aveva definita con imbarazzo il povero Pontone. Il malessere aumenta quando Fini ci vuol far credere che nel paesello del Principato appena una casa viene messa in vendita lo sanno subito tutti. E per l’appunto quella dell’eredità Colleoni. Non serve essere un esperto del mercato immobiliare per sapere che uno dei business più floridi in casa Grimaldi è proprio quello del mattone. Montecarlo non sarà New York eppure le stime più recenti parlano di uno stock immobiliare residenziale di quasi 20.000 unità. Va detto che a Monaco non esiste una statistica pubblica delle transazioni immobiliari: se si vendono le azioni di una off-shore non rimane traccia. Sull’annuario delle imprese attive nel real estate risultano comunque registrate 494 società, in grandissima parte agenzie immobiliari. E se si clicca sul sito Internet della Camera Immobiliare di Monaco (www.chambre-immo.monte-carlo.mc) cercando un appartamento di tre stanze in vendita solo in questi giorni compaiono ben 298 risultati.
Il Principato di Monaco è del resto suddiviso in tre centri urbani: Monaco, la capitale; Montecarlo, famosa per la piazza del Casino e per le prestigiose vie commerciali; Fontvieille, che si estende dietro la rocca di Monaco e che ospita il porto per yacht, molti complessi turistici e lo stadio. Altro che paesello. Non solo. Selezionando casualmente una delle offerte, spunta un delizioso bilocale di 55 metri quadri, secondo piano, con piccolo terrazzo in Boulevard del Moulins, proprio a due passi dalla casetta di Tulliani. Il prezzo? 1.750.000 euro. E oggi il mercato è ingessato per colpa della crisi mentre nel 2008, quando la casetta della contessa è stata ceduta a Printemps, era ai massimi. Eppure da Mentana Fini ha tafazzianamente insistito sulla congruità del prezzo di vendita dell’appartamento di Boulevard Princesse Charlotte. Quei 300mila euro che non bastano nemmeno per comprare un monolocale. Se è vero, come sostiene il presidente, che non è un problema mettere sul mercato un immobile a Montecarlo, chiunque venda dovrebbe chiedere almeno una perizia e più offerte. Quantomeno – nel caso di Fini – per evitare imbarazzi nel partito, visto che il bene era di proprietà di Alleanza Nazionale.
Ai fini penali (ma non a quelli politici) è indifferente che il presidente della Camera sia stato o meno nella casa di Montecarlo. Così come non è fuori dalla legge effettuare una compravendita con una società off-shore. Il discorso cambierebbe se il valore delle transazioni fosse avvenuto a prezzi palesemente diversi da quelli di mercato e con il raggiro dell’interposizione fittizia: in quel caso la Procura dovrebbe agire d’ufficio per truffa aggravata. Dal Principato, intanto, i pm romani aspettano ancora la documentazione richiesta tramite rogatoria internazionale. Tra gli atti relativi alla compravendita della casa e alla composizione delle due società caraibiche protagoniste dei passaggi di proprietà è atteso anche un documento che accerti il valore dell’appartamento prima dei lavori di ristrutturazione. Quella della casa di Montecarlo «è una vicenda che quando sarà chiara farà ridere», ha detto Gianfranco a Mentana l’altra sera. Ci prepariamo alle comiche.
Autore: Camilla Conti
Fonte: IlTempo.it
http://www.iltempo.it/politica/2010/09/09/1198258-quel_fini_montecarlo.shtml
Primo Rapporto Nomisma 2010: calo complessivo dei prezzi delle abitazioni nel 2009 in Italia, più intenso nelle grandi aree urbane
agosto 31st, 2010 § 1 commento
I prezzi delle abitazioni nel complesso in Italia (fonte Agenzia del Territorio) nel corso del 2009 sono calati dello -0,7% mentre nelle 13 più grandi aree urbane il calo è stato molto più intenso e pari al -4,1%.
Nelle città di dimensione immediatamente inferiore alle 13 grandi aree urbane (Ancona, Bergamo, Brescia, Livorno, Messina, Modena, Novara, Parma, Perugia, Salerno, Taranto, Trieste e Verona, le così dette città intermedie), la riduzione dei prezzi è stata comunque significativa e pari al -3,7%. Questi andamenti più negativi nelle maggiori città e molto attenuati nei comuni più piccoli costituiscono una caratteristica che, si è prodotta anche in passato, ovvero quella della volatilità più accentuata dei prezzi che è normalmente più forte nei grandi comuni rispetto a quelli piccoli. Confrontando l’andamento dei prezzi delle case in UK, USA e Italia si osserva che la crisi ha colpito il settore immobiliare prima negli USA, dove i prezzi delle case hanno iniziato a scendere già dalla fine del 2006, poi in UK dove hanno iniziato a scendere a fine 2007 ed infine in Italia dove, solo a partire dalla seconda metà del 2008, si registra una flessione, peraltro molto più contenuta rispetto agli altri paesi che nel 2009 hanno imboccato un percorso di risalita.
Le previsioni, per quanto riguarda l’Italia, sono che i prezzi resteranno deboli ancora per tutto il 2010 e solo nel 2011 torneranno in territorio positivo seguendo la dinamica di recupero che USA e UK stanno anticipando. Il mercato delle abitazioni non è però un insieme omogeneo, ma al suo interno abbiamo sostanzialmente due segmenti molto differenziati, due segmenti che si evidenziano particolarmente. Quello degli immobili di qualità per i quali, anche in un contesto difficile come quello attuale, vi è una domanda pur sempre significativa e quello degli immobili senza qualità per i quali la domanda è pressoché inesistente.
Abitazioni nuove – Previsioni sulle variazioni percentuali medie semestrali dei prezzi correnti degli immobili nelle 13 grandi aree urbane
Fonte: Nomisma
New York, la guerra dei grattacieli
agosto 24th, 2010 § Lascia un commento
Una torre alta 362 metri offuscherà l’Empire State Building. I proprietari insorgono: uno sfregio
E’ battaglia fra grattacieli per lo skyline di Manhattan. A scatenarla è stato Steve Roth, titolare del Vornado Realty Trust, che ha presentato alla città di New York il progetto di un nuovo grattacielo da realizzare al 15 di Penn Plaza, dove sorge l’Hotel Pennsylvania a due passi dal Madison Square Garden. La motivazione di Roth è che l’edificio «creerà posti di lavoro, distribuirà introiti e rilancerà Manhattan». Ma a considerare l’iniziativa alla stregua di una dichiarazione di guerra è Tony Malkin, presidente della Malkin Proprieties e titolare dell’Empire State Building. «Siamo il principale punto d’attrazione della metropoli e il grattacielo di Roth danneggerà noi e tutta New York; è come costruire un pozzo di petrolio attaccato alla Statua della Libertà» ha tuonato Malkin, recapitando alla «Planning Commission» un dettagliato contro-documento.
La disputa rovente si spiega con la topografia di Manhattan. Il grattacielo progettato al 15 di Penn Plaza sorgerebbe infatti fra la 32esima Strada e la settima Avenue ad appena tre isolati di distanza – 275 metri – dall’Empire State Building, facendogli ombra da ovest e modificando per sempre lo skyline di Manhattan che risale al 1 maggio 1931, quando l’Empire in mattoni aprì i battenti. L’ombra del 15 Penn Plaza fa paura a Malkin anche perché il nuovo grattacielo di 69 piani sarà alto 362 metri ovvero quasi identifico ai 381 metri dei 102 piani dell’Empire e ciò significa che chiunque guarderà il profilo di Manhattan vedrà non più una ma due torri fra i grappoli di grattacieli di Midtown e quelli di Downtown.
Blasone e orgoglio a parte, il duello è anche economico: il progetto di Roth metterà sul mercato oltre 240 mila metri quadrati di spazi per uffici destinati a fare concorrenza agli affitti dell’Empire. Il braccio di ferro è arrivato sul tavolo del sindaco Michael Bloomberg, chiamato a dirimere una disputa che oppone il prestigio della storia alla logica del business.
Ad invocare il primo è Malkin secondo il quale «nessuno penserebbe mai di costruire a Parigi una torre davanti alla Torre Eiffel o a Londra un edificio di fronte al Big Ben» perché «si tratta di simboli che rappresentano la città come è l’Empire per New York». Roth oppone un approccio differente, ovvero «Manhattan non è mai stata immobile e non può esserlo ora, l’Hotel Pennsylvania è senza inquilino, noi vogliamo ristrutturarlo e rilanciarlo perché ciò dimostrerà che stiamo ancora una volta ricostruendo New York».
A complicare il dilemma del sindaco c’è il fatto che Roth ha messo sul piatto l’offerta di contribuire al rimodernamento di Penn Station mentre Malkin aggiunge motivazioni molto personali: «Vornado ci avrebbe dovuto informare su cosa aveva in mente di fare, invece ci hanno fatto solo una veloce telefonata all’ultimo minuto». Come dire, neanche il galateo dell’immobiliare è stato rispettato.
Al momento Roth sembra favorito: il Consiglio cittadino non ha mostrato troppa attenzione alla tutela dei presunti privilegi storici dell’Empire, il presidente della zona di Manhattan Scott Stringer si è detto a favore e la «Planning Commission» ha approvato il progetto apportando solo minori modifiche strutturali.
Ma Malkin non si dà per vinto e per convincere Bloomberg a mettere il veto si richiama al precedente della «MoMa Tower», la nuova sede del Museo di Arte Moderna sulla 53esima strada disegnata da Jean Nouvel a cui è stata imposta in maggio una riduzione di 61 metri dei 75 piani originali proprio per non alternare lo skyline di Manhattan. «Perché deve essere consentito all’anonimo edificio di Roth quello che non è stato permesso al gioiello architettonico di Jean Nouvel?» è la provocatoria domanda a cui Malkin affida la sorte del vacillante primato dell’Empire State Building. E dalla sua ha alcuni comitati di cittadini dell’area di Penn Plaza ai quali dà voce Steven Ciancanelli: «Nessuno può mancare di rispetto all’Empire».
Autore: Maurizio Molinari
Fonte: LaStampa.it
Agenti immobiliari sui carboni ardenti: i carabinieri aprono un’indagine
luglio 7th, 2010 § Lascia un commento
I militari della compagnia di Frascati vogliono capire se i nove ustionati di Villa Icidia siano stati indotti alla passeggiata “ardente” da una qualche pressione psicologica
E’ finito sotto la lente d’ingrandimento dei carabinieri di Frascati il finale shock della convention di una nota agenzia immobiliare a Villa Icidia, nella zona di Vermicino. I militari vogliono capire se i nove ustionati finiti in ospedale siano stati in qualche modo costretti o indotti ad affrontare la camminata sui carboni ardenti tramite delle pressioni psicologiche.
Potrebbe infatti profilarsi un reato dietro la prova. I carabinieri della compagnia Frascati, infatti, hanno convocato i partecipanti alla convention dei dirigenti immobiliari, circa trenta persone, per cercare di ricostruire quanto avvenuto ed esaminare le responsabilità degli organizzatori dell’evento.
Da quanto trapela alcuni partecipanti hanno sostenuto che la prova è stata “venduta” come una di quelle prove utili per sviluppare la propria energia e per raggiungere nuovi e ambiziosi obiettivi.
Dopo gli agenti immobiliari, saranno sentiti gli organizzatori ed infine il docente motivatore.
Fonte: Romatoday.it
http://www.romatoday.it/cronaca/indagini-agenti-immobiliari-sui-carboni-ardenti.html